Isola di Ponza

  • Eugenio Montale scriveva:

    “Un’isola che ha saputo rimanere un’isola.
    Un microcosmo a sé.
    Ponza è scontrosa e bellissima.
    Ritrosa, diffidente e mai prevedibile.
    Tra fichi d’India, bouganville e esplosioni di ginestre,
    mi perdo nella bellezza dei suoi tramonti
    e trovo sulla terra il mio paradiso”


U’ mare senza viento nun se move…” sentirete spesso dire a Ponza, così come vedrete i vecchi pescatori cercare “con le orecchie” il vento e collegarne la direzione con il sole. I vecchi sanno che il tempo si manterrà bello fino a quando il sole e il vento sono, per così dire, allineati: come un girasole, la direzione del vento si modifica durante la giornata, così che avremo un vento di levante di mattino e un vento da ponente, “il ponentino”, la sera, a garanzia di bel tempo; mentre bisognerà fare molta attenzione se il sole e la direzione del vento sono dissociati.


Le grotte di Pilato

Le Grotte di Pilato

Uscendo dal porto verso destra, oltre la scogliera di protezione e dopo aver oltrepassato lo scoglio della Torre, si vedono dei terrazzamenti dove è ancora coltivata la vite.

Se si guarda bene, in una certa zona i terrazzamenti hanno un andamento semicircolare, ad anfiteatro. E’ proprio così: qui in epoca romana c’era l’Odeon, un emiciclo naturale aperto verso il mare e dotato di sedili in muratura per assistere alle naumachie, figurazioni di battaglie navali che si svolgevano nello specchio d’acqua antistante.

Verso Frontone

Verso Frontone

Riprendiamo il mare tagliando trasversalmente l’apertura del porto, nell’idea originaria di fare il giro dell’isola in senso antiorario: il grande scoglio che delimita a destra l’ingresso al porto alle navi in entrata è la Ravia, sede in passato di una batteria di cannoni. In epoca borbonica l’ingresso al porto era difeso da tre postazioni di cannoni, situate rispettivamente sulla Ravia, sopra l’attuale Cimitero (Batteria Leopoldo) e sulla punta di Frontone, dove sono ancora visibili i resti di un forte , il Fortino Inglese.


Sarà la natura selvaggia e inospitale dell’isola, la relativa esiguità degli insediamenti umani, la difficoltà di sopravviverci per un periodo appena un po’ più lungo se non si è fortemente motivati; saranno le grida dei gabbiani a primavera o le cascate di ‘rose marine’ che scendono dai dirupi; sarà la sensazione di libertà e di isolamento dal mondo, che di fatto è appena dietro l’angolo.

Sarà per ciascuno una cosa diversa, ma molti ci torneranno, di persona o con i pensieri, perché quest’isola perde ben presto le connotazioni fisiche di entità geografica e diventa luogo della memoria.


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