La vendemmia by Emanuela Siciliani
A settembre, quando i turisti si diradano e l'aria diventa piu limpida e frizzante, ci si accorge che e tempo di vendemmia per l'invasione
maleducata e costante delle mosche.
Apri gli occhi al mattino che gia ce ne ne sono in casa e non ti sai capacitare di come hanno fatto ad entrare se porte e finestre sono rimaste chiuse per la notte.Una di queste mattine mi sono svegliata che ancora non albeggiava, il trillo della sveglia incessante e inconsueto a quell'ora.Colazione di rito e via, in salita verso la collina del Fieno, la zona dell'isola dove albergano le vigne e i loro custodi.
La salita all'inizio spezza il fiato e sembra quasi inconcepibile poter salire a piedi per quei viottoli erti.
Ben presto pero la respirazione riacquista un ritmo regolare, complice la bellezza del mare dall'alto, degli odori inconsueti, del silenzio che avvolge quel panorama e te che ti inerpichi.
Di solito la salita non e mai in solitaria, ma quest'anno le mie amiche Irma e Antonietta non sono potute venire.
Neanche Enrica, romana come me, come me sposata ad un ponzese e quindi entrata a far parte del circolo degli isolani.
Lei addirittura e stata per otto anni la moglie del sindaco, rieletto per ben due mandati tanto da essere soprannominata, lei, Hillary.
Ma quest'anno Enrica e a Roma, Irma e andata a Lourdes con il treno dei malati come volontaria e Antonietta, che lavora al Poliambulatorio, non ha potuto prendere un giorno di congedo.
Maria Grazia e Luna, il suo cane terranova femmina che si sospetta essere incinta, arriveranno piu tardi.
Io mi faccio la salita pian pianino, fermandomi ogni tanto a esplorare i dintorni e a chiedermi: - Hai visto che ce l'hai fatta a prenderti una giornata tutta per te? - e lemme lemme arrivo alla cantina di Luigi U'Niro, vecchio alto e magro, viso scavato dal sole e dalla fatica di contadino da sempre, una corona di corti capelli grigi intorno alla pelata brunita.
In bocca gli sono rimasti due denti (almeno quelli io vedo).
Arrivo che la raccolta e gia terminata, l'uva quest'anno era davvero pochina e poi Luigi, dice Giovanni, ponzese che lavora a Roma alle poste con la vocazione del contadino, giovanni dice che Luigino e stanco e non ce la fa quasi piu a coltivare la vigna.
Tutti siamo concordi nel dire che la siccita degli ultimi due anni e la causa della poca uva raccolta ma Zi' Aniello, altro vecchio del gruppo, ringhia dicendo che lui di uva ne ha raccolta piu del doppio.
Zi'Aniello e un poliziotto in pensione.
Era di stanza a Civitavecchia in gioventu e l'arroganza delle classi piu basse dell'ordine gli e rimasta incollata.
Racconta ad ogni vendemmia di quando ha portato in treno un detenuto e quello gli e scappato.
Del racconto non si capisce molto, infiorito com'e di bestemmie e imprecazioni, di richiami all'ordine e al Prefetto, insomma sembra di esserci li su quel treno e non si sa se parteggiare per l'evaso o per Zi'Aniello.
Pero dopo un po' che lo conosci, Zi' Aniello, capisci che dietro tutta quell'amarezza ci sono le sue disgrazie di uomo: una moglie cieca e paralizzata, una figlia, Vittoria, fidanzata un tempo con un omosessuale non dichiarato, frequentatrice di parrocchie e in cura costante di psicofarmaci.
La figlia si rivolge al padre con un fare un po' lamentoso, sempre attenta ai suoi desideri, pronta a correre al minimo richiamo del padre-padrone.
Una volta gli porto in regalo una maglietta su cui aveva fatto scrivere: Aniello e il piu bel papa del mondo
Lui l'aveva indossata controvoglia, lanciando qualche bestemmia, ma si vedeva che si era intenerito, di nascosto.
Ma e da qualche anno che Vittoria non si vede piu alla vendemmia e io non oso chiedere il perche.
Altro vecchio del Fieno e Giustino, gentiluomo-contadino, un bel viso aperto, piccolo di statura, chiaro di carnagione, che ha vissuto per trent'anni in america e, da pensionato, si e riscoperto contadino.
La sua di cantina e forse la piu elegante, si affaccia a strapiombo sul mare, ha un ampio cortile davanti, sempre spazzato e pulito.
Dentro non c'e una cosa che non sia riposta a dovere.
Giustino parla forbito e parla pure bene l'inglese, senza quell'accento fortissimo degli immigrati ponzesi.
E' sempre sorridente e sornione sembra un po' il capo del gruppo, senza pero darlo a vedere.
Poi c'e Liberato, piu giovane degli altri (avra cinquant'anni) con una ficico asciutto e una bocca incredibile, una sfida all'ortodonzia piu avanzata (che mai si e, ovviamente, cimentata sulla sua di bocca)
Un viso allungato fino a quei denti sporgenti, ad arco acuto, una ogiva, un capolavoro gotico.
Lui e la mente e il braccio del Fieno: assoldato a tempo pieno da Emanuele, dentista napoletano con soldi da spendere e
velleita vinicole, coltiva le vigne di detto Emanuele, dopo aver ricostruito tutte le antiche parracine (i terrazzamenti grazie ai quali i coloni inviati sull'isola da Re Ferdinando ????riuscirono a rendere coltivabile i fianchi delle colline di ogni angolo di Ponza) come fossero opere da mettere in mostra al Guggenheim (un po' lo ricordano l'edicifio museale di New York, per quelle forme arrotondate e la consequenzialita dei terrazzi, quasi uno spicchio del Guggenheim).
Liberato dicevo e l'esperto del luogo: esperto di asini - nel senso proprio degli animali- collaboratori a tempo pieno dei
vignaioli del Fieno, di cui conosce malattie e desideri.
Liberato racconta della malattia di uno di questi asini, il suo, che essendosi ammalato senza rimedio andava soppresso.
Lui non se l'e sentita di porre fine alla vita dell'amico di tante vendemmie e scarpinate e si e rivolto ad Antonio De Luca, altro abitue del Fieno, con casa-poetica in un angolo basso del promontorio, costellata di frasi e richiami allo scrittore portoghese Pessoa, da lui molto amato
Il De Luca ha portato a termine l'operazione asino ma sui particolare Liberato tace.
La specialita di Liberato sono i boccioni magnum di spumante del Fieno, dolce che allappa i denti, che quando lo apri, il bottiglione, di solito spruzza su tutti gli astanti prima che il primo calice (si fa per dire) raggiunga il collo del boccione
Di solito e delizioso e mette fine ai pasti pantagruelici serviti in occasione delle vendemmie.
Tornando al mio recente arrivo al Fieno - si erano fatte quasi le 9.00 - appunto l'ora dello spuntino che interrompe le fatiche e ritempra gli spiriti.
Si apparecchia la tavola nel cortile fuori la cantina, con salame, prosciutto, alici, carciofini, olive, melanzane sott'olio,insalata di
patate e cipolle, su tutto troneggia un gallone di vino bianco e uno rosso, che va a riempire i bicchieri fin da quell'ora inconsueta.
E il bello e che su tutto quel ben di Dio il vino va giu che e una bellezza.
Dopo la colazione abbondante si torna alla raccolta dell'uva e li inizia il bello: noi ragazze un po' tardone, quarantenni ancora belloccie ma dimentiche degli sguardi lascivi che accarezzano i corpi e i visi delle donne piu giovani, una volta arrivate alla seconda tornata di raccolta dell'uva diveniamo oggetto di complimenti e salaci battutte da parte del gruppo degli anziani del Fieno
Non tutti si uniscono ai lazzi, Zi' Aniello che raccoglie anche gli acini sparsi caduti, Liberato che e pagato per la sua opera e carica secchi ricolmi d'uva avanti e indietro per i terrazzi.
Diciamo che lo specialista e Luigino, scapolo mai sposato, ironico e intelligente che, stuzzicato da Irma, fiorente ragazzona solare, lo comincia ad imbeccare: - Eh Luigi, raccontaci quella delle mutandine di nylon....-
Non e importante l'argomento trattato, piccoli e insignificanti episodi in cui Luigino sarebbe stato coinvolto in gioventu, ma questo da la stura alle sue espressioni migliori, mentri si aggira con le forbici in mano e si ferma vicno ad Irma: - Ma perche me sento che me gira la capa, Irma, che c'avro, la febbre? - E li Giustino, altro tombuer de femmes del gruppo
interviene, sornione: - Luigi, lascia stare le ragazze, cammina.... - E intanto strizza l'occhio qua e la, sorride beato, si vede che e un uomo in pace con se stesso
Irma si arrampica su e giu con gonne troppo corte e troppo strette (mi sa che se le mette apposta, per provocare), rimbecca l'uno e l'altro, dove c'e lei si sente sempre ridere. Antonietta ed Enrica sono piu silenziose e tranquille, Enrica col fatto del marito sindaco, viene proprio lasciata in pace. Antonietta, da quando si e fidanzata con Sandro la guardano con
occhi nuovi, per vedere cosa e cambiato rispetto a prima. Io che faccio un po'
da trait d'union tra gli scalmanati e i silenziosi, tra i vecchi e i giovani, tra i romani e i ponzesi, aggiungo la e tolgo la, un po' come faccio sempre, nella vita di tutti i giorni.
Pero quest'anno che ero li da sola, finche non sono arrivate Maria Grazia, fotografa e Luna, cane forse incinta, se si esclude Lucia, nipote di Luigino e cuoca della vendemmia, a me dicevo quest'anno e toccato l'onere/onore di pigiare
l'uva con i piedi.
Sai quelle cose che te le sogni fin da bambino, come mungere le vacche?
Ecco, almeno questa dell'uva posso dire di averla fatta, entrata con un saltello agile dentro "u'palimineto" ossia due cavita scavate nella roccia della cantina, una posta piu in basso rispetto all'altra, collegate tra di loro da un foro chiuso da un tappo di sughero.
Si inizia la pigiatura nel palimiento piu in basso, gia pieno (si fa per dire ce n'e davvero poca di uva) di uva nera.
E cik e ciak, e cik e ciak e cik e ciak......che goduria, i piedi quasi gelati, gli schizzi di rosso sulle gambe e i due malandrini, Luigino e Giustino, che "scummazzono" ,cosi si dice pigiare l'uva in ponzese, i due dicevo che schiacciano e fanno gli scemi con me che, in uno spazio cosi ristretto e cosi vicina a quei due vecchi diavoli tentatori sono quanto di piu seducente (sic!) esista sul
creato in quel momento.
Maria Grazia, fotoreporter, riprende tutte le sequenze della pigiatura mentre Luna gioca di fuori con Jimmy, cane da caccia arrivato da poco.
Dopo l'uva nera si salta sul palimineto posto piu in alto, con l'uva bianca, e giu a pistare di nuovo, io e i due vignaioli e cicchette e ciacchete, si fanno delle sponde, come per il Mar Rosso fece Mose, per far defluire il mosto in un canale di scolo che lo conduce giu, nel palimiento di sotto, dove gia riposa il mosto nero.
Poi Luigi intraprendente, vuole che Maria Grazia lo fotografi con la mano sul mio ginocchio inzaccherato. Maria
Grazia scatta e mentre io sposto, per prudenza, la mano proprio sul ginocchio.
E ancora cicchete e ciacchete e cicchete e ciacchete. Esco fuori e mi metto sul cortile a veder di sotto il mare mentre mi sciacquo i piedi e le gambe dal mosto.
Mi si avvicina Giustino, si comincia a lavare pure lui nella bacinella da cui ha bevuto Luna e ci si sono sciacquati gia tutti e
(omissis) e mi fa: Ma tu lo parli l'inglese? E io: Beh, si. I just wanted to tell you you broke my heart, I don.t know why. But, really when you want to come and visit my cantina..............
Si, va bene, Giusti..