Barca che ti passa con Divaluna guida all'Arcipelago Pontino by Emanuela Siciliani

Questo pagine che vi accompagneranno nel vostro viaggio di scoperta intorno a Ponza, non sono una guida, non sono complete, non sono troppo approfondite, non sono indispensabili.
Vogliamo pensare pero che non sia inutile: potreste considerare come di avere un ponzese a fianco, sulla barca con voi.
Un ponzese ideale, che non vi chiedera altri soldi alla fine dell'escursione; entusiasta e orgoglioso di mostrare le bellezze della sua isola; generoso nel partecipare la sua esperienza, le sue scoperte e i suoi piccoli segreti. Prima di partire il ponzese cerchera di capire com'e il vento, oltre a guardare il mare e il sole, perché e dal vento che vengono le indicazioni maggiori sulle condizioni del tempo.

" U' mare senza viento nun se move.. " sentirete spesso dire a Ponza, cosi come vedrete i vecchi pescatori cercare "con le orecchie" il vento (cioe girare la testa fino a trovare la posizione in cui si sente piu forte il fruscio del vento) e collegarne la direzione con il sole. Perché i vecchi sanno che il tempo si manterra bello fino a quando il sole e il vento sono, per cosi dire, allineati: come un girasole, la direzione del vento si modifica durante la giornata , cosi che avremo un vento di levante al mattino e un vento da ponente, "il ponentino", la sera, a garanzia di bel tempo; mentre bisognera fare molta attenzione se il sole e la direzione del vento sono dissociati.

Nella scelta iniziale, se andare a destra o a sinistra uscendo dal porto, dobbiamo fare queste considerazioni: il giro dell'isola prendera tutta la giornata e converra seguire il corso del sole in modo da trovarsi nella prima parte del giorno nella porzione dell'isola che guarda a levante e concludere l'escursione sul versante di ponente : quindi la direzione da prendere sarebbe decisamente verso sinistra, solo che ...... il consiglio del v/s ponzese e quello di cominciare con una puntatina alle grotte di Pilato, che e un luogo che sicuramente non tocchereste, sulla via del ritorno.

Fidatevi...

Le grotte di Pilato

Uscendo dal porto verso destra, oltre la scogliera di protezione del porto e dopo aver oltrepassato lo scoglio della Torre, con la sua scala di collegamento, si vedono dei terrazzamenti dove e ancora coltivata la vite. Fino a cinquanta anni fa, le terre scoscese dell'isola erano tutte cosi: muri a secco - le parracine -trattenevano la terra dal franare a mare; nelle strisce di terra cosi recuperate - le catene - , le viti erano addossate ai muri, mentre la porzione restante era coltivata prevalentemente a legumi: fave, ceci, lenticchie e cicerchie. Se si guarda bene, in una certa zona i terrazzamenti hanno un andamento semicircolare, ad anfiteatro. E' proprio cosi: qui in epoca romana c'era l'Odeon, un emiciclo naturale aperto verso il mare e dotato di sedili in muratura per assistere alle naumachie, figurazioni di battaglie navali che si svolgevano nello specchio d'acqua antistante.
Continuando a seguire con lo sguardo, dal mare, il profilo della costa, un po' piu avanti si vede un agglomerato di costruzioni: e il piccolo cimitero di Ponza, che vale da solo una visita (nei giorni dispari, dalle 8 alle 14). Portando lo sguardo verso il basso, sotto il cimitero, c'e una roccia grigia con delle aperture a mare: sono queste le grotte cosi dette di Ponzio Pilato: il nome e lo stesso del famoso console romano implicato nella morte di Cristo, ma questo era solo un tribuno napoletano con compiti di ingegneria civile della Roma imperiale. Infatti le grotte risalgono all'epoca romana, quando Ponza era un importante porto di appoggio sulla rotta da e per Roma ed anche una colonia penale dove venivano esiliati personaggi che non potevano essere eliminati in altro modo. Proprio sulle attuali grotte, in corrispondenza del cimitero, era situata la villa cosi detta di Augusto.
Secondo l'opinione corrente, messa in dubbio da recenti studi, il complesso delle grotte a mare era destinato all'allevamento delle murene, molto apprezzate dai romani e il disegno dei cunicoli, con le opportune chiuse, era funzionale alle varie fasi della riproduzione dei pesci. Il sistema cunicolare era ideale per riprodurre l'habitat delle murene, pesci stanziali amanti del buio e dei luoghi raccolti. Il ricambio dell'acqua era garantito da un sistema di prese esterne, poste ai quattro punti cardinali

 

Nelle grotte si praticavano anche delle forme di divinazione (gli aruspici), attuate mediante l'esame delle viscere delle murene. La piu interessante e la grotta centrale, che merita una esplorazione approfondita:. consigliamo di ormeggiare il gommone all'esterno e munirsi di

Verso Frontone

Riprendiamo il mare tagliando trasversalmente l'apertura del porto, nell'idea originaria di fare il giro dell'isola in senso antiorario: il grande scoglio che delimita sul lato di destra l'ingresso al porto per una nave che entra (di notte segnale luminoso verde a destra, segnale rosso a sinistra) e la Ravia, sede in passato di una batteria di cannoni. A proposito: in epoca borbonica e immediatamente prima, l'ingresso al porto era molto ben difeso da tre postazioni di cannoni, situate rispettivamente sulla Ravia, per l'appunto, sopra l'attuale Cimitero (Batteria Leopoldo) e un po' piu distante sulla punta di Frontone, dove sono ancora visibili i resti di un forte (il Fortino Inglese). E' proprio in quella direzione che ci dirigiamo, incontrando nella rada di Frontone uno scoglio alto e puntuto denominato dalla fantasia popolare " 'a zizz"i vacca ". Il nome "Frontone" sembra sia da attribuire alle rocce tagliate a guisa di frontoni dell'architettura greca, a destra, guardando la spiaggia; questa e di ghiaia, piuttosto che di sabbia, ampia e accogliente, dotata di servizio bar e ristorante. E' famosa tra i ponzesi, insieme alla spiaggia di Palmarola, per le scottature che vi si prendono...
Guardando la spiaggia di Frontone, sulla destra, si vedono gli ingressi di alcuni cunicoli. Sono le tracce residue di un lungo acquedotto in galleria costruito dai romani.

La Piana Bianca; la grotta e la spiaggia del core

Unica e inconfondibile, la Piana Bianca emerge dal mare con la sua struttura a pinnacoli frastagliati: una faccia diversa per ciascuna delle angolazioni da cui la si guarda. Ma non fatevi distrarre troppo dalle bellezze del panorama, perché un pericolo e in agguato proprio li nelle vicinanze: a una diecina di metri dalla piana, verso fuori (per un ponzese significa: in direzione del mare aperto) c'e un certo numero di scogli semisommersi: la famosa "Chiana 'i Pacchiarott". Sembra che Pacchiarott fosse una donna delle Forna che su questi scogli a malapena visibili fece naufragio e mori. Appena oltre la Piana Bianca si apre l'adito alla grotta del Core: lasciare fuori l'imbarcazione ed entrare a nuoto nella grande grotta, lasciandosi prendere
da sensazioni elementari come il silenzio appena turbato dal suono delle bracciate dei nuotatori, dagli odori del salmastro e del caldo-umido tipico dei luoghi chiusi.
Si dice che la grotta del Core sia stato il luogo dove ancora agli inizi del secolo stazionava a Ponza una colonia di foche monache. Il buco nella roccia, in alto sopra l'ingresso della grotta assume un particolare importanza al mattino, poco dopo l'alba, quando i raggi del sole entrano direttamente nell'apertura e per pochi minuti rischiarano di giallo e di ocra le rocce situate sul fondo della grotta . Nella grotta del core si possono vedere altre evidenze della galleria dell'acquedotto romano messe in luce dalla frana della volta della grotta. Allontanandosi dalla grotta e riprendendo il largo, appare anche comprensibile il motivo della denominazione del luogo appena visitato e della grande spiaggia immediatamente successiva: nella roccia prevalentemente bianca della parete si delinea una macchia piu scura a forma di cuore (un cuore che
sanguina, ci vede la tradizione popolare). Nel linguaggio dei geologi é una tipica "intrusione magmatica", che si determina quando una massa di materiale fuso s'insinua in un complesso gia raffreddato

Cala Inferno e l'Arco Naturale

Una parete irregolare e frastagliata testimonia l'opera delle forze della natura - movimenti tellurici, mare, vento - e rende ragione del nome di questa cala che secondo i geologi ha ospitato la seconda bocca eruttiva dell'isola (la prima e stata localizzata nella rada del porto). I fondali sono molto belli, l'acqua cristallina e le occhiate (pesci riconoscibili dal colore argenteo e macchia scura sulla pinna caudale) accorrono numerose se un pezzo di pane viene lanciato in mare. Con maschera e pinne e possibile scorgere sul fondo i resti di una nave naufragata sugli scogli delle Formiche, poi trainata a Cala Inferno nel tentativo di metterla in salvo. Una scalinata intagliata nella pomice scendeva fino a qualche anno fa dall'abitato delle Forna fino a mare: adesso ne rimangono solo dei monconi inagibili. La via di mare, prima dell'avvento delle automobili e la comparsa delle strade asfaltate era sicuramente preferita dai ponzesi per gli spostamenti e i piccoli commerci tra le due estremita dell'isola: nella cultura isolana infatti il mare e sempre stato considerato un elemento di unione e collegamento, non di divisione.
Al piede della parete si vedono gli ingressi dei cunicoli nei quali scorreva l'acqua proveniente da Cala dell'Acqua. Si tratta ancora dell'acquedotto romano che traversa l'isola e conduceva l'acqua fino a S. Maria.
Proseguendo nella nostra escursione, vediamo che la roccia ancora una volta cambia colore: alle sfumature tra il bianco e il grigio si sostituisce il regno del giallo - marrone. Il luogo e conosciuto con vari nomi: "Spaccaporpo", arco naturale, arco di Aniellantonio. Che dire a chi ci arriva d'estate? : - buttatevi a mare e fate il bagno! - Ma un ponzese vi consiglierebbe di tornare sulla stessa cala, da terra, in primavera,
quando il panorama e ingentilito da una cornice di ginestre e nell'aria il profumo dei fiori si mescola a quello del mare ...

Tra Ponza e Gavi

Al momento di doppiare la punta Est dell'isola, ci si puo porre il problema della scelta: si fa il periplo di Gavi? Si tira fino a Zannone? O si prosegue per il giro dell'isola piu grande? Gavi e piccola e si vede in poco tempo; a Zannone andrebbe invece dedicata un'intera giornata, con il programma di scendere a terra, attraversare il bosco e visitare il museo del Parco e i resti del monastero benedettino; inoltre e indispensabile chiedere in Comune l'autorizzazione alla visita. Proseguiamo allora nel nostro giro, facendo attenzione agli scogli a fior d'acqua durante l'attraversamento dello stretto tra Ponza e Gavi.
E siamo sull'altro versante dell'isola. C'e una differenza sostanziale nel profilo della costa, piu dolce e arrotondato dalla parte di levante, piu aspra e accidentata nella zona che andiamo ora a scoprire. Dando per scontato che il mare erode in modo piu marcato le rocce piu friabili rispetto a quelle piu dure, che sono distribuite in modo uniforme tra i due versanti, la spiegazione del fenomeno risiede piuttosto nella diversa forza del mare: il versante di levante (del porto, per capirci) ha di fronte solo il braccio di mare che separa l'isola dalla costa di Formia e Terracina, mentre il versante di ponente (Chiaia di Luna, per esempio) e esposto alla forza del mare aperto. L'eccezione che conferma la regola e costituita dal mantenimento di una punta di roccia tenera, come quella di Capo Bianco, ad uno degli estremi della rada di Chiaia di Luna; ebbene, nel gioco delle correnti questa zona e nel cono d'ombra di Palmarola e fruisce appunto della sua protezione.

La prima spiaggia che si incontra su questo versante e Cala Le Felci: il nome viene dalle piante che crescono nel canale alla destra della spiaggia guardandola dal mare; la vegetazione, tipica dei luoghi umidi e poco assolati, indica che siamo in prossimita del Nord dell'isola. La finestrella che si vede piu in alto apparteneva ad un antico insediamento cistercense (risalente al 1200 circa). A quell'epoca di fervente vita religiosa , i contatti venivano mantenuti con segnali luminosi: in questo modo il monastero comunicava con quello vicino di Zannone e quello piu lontano di Gaeta. Le efflorescenze gialle diffuse sulla parete di roccia bianca sono di zolfo: i benefici effetti dei fanghi sulfurei su alcune malattie della pelle erano conosciuti e apprezzati gia in epoca romana.

Cala Fonte

Anche se il nome farebbe pensare ad una sorgente di acqua dolce, e invece un bacino di acqua salata al riparo di un promontorio che offre una certa protezione a piccole imbarcazioni. I ricoveri scavati nella roccia, a volte protetti da porte, come magazzini, erano fino a pochi anni fa vivai ad acqua salata in cui venivano mantenute le aragoste fino al momento della vendita.

Cala dell'Acqua

All'ingresso di questa cala, a guisa di sentinella, troviamo un fortilizio che risale al 1500 c.a.: e il Forte Papa; proprio sotto il fortino e interessante immergersi per vedere il relitto che giace sul fondo (-24 metri max) con tanto di torretta con mitragliatrice ancora girevole! Una sorgente di acqua dolce a Ponza c'era, tanto che gli antichi Romani l'avevano ben identificata e sfruttata. Una delle meraviglie di Ponza, poco conosciuta e valorizzata, e appunto l'opera di presa dell'acquedotto romano di cui abbiamo visto le tracce sul versante di Levante. La galleria infatti traversava l'isola e continuava poi con una pendenza molto bassa fino a S. Maria. Cosi, mentre 2000 anni fa Ponza, con l'acquedotto e le cisterne era autonoma per quanto riguarda l'approvvigionamento idrico, ora dipende dal rifornimento continuo dal continente mediante navi cisterna. Per chi vuole saperne di piu, il geologo Leonardo Lombardi ha scritto un'interessante volumetto sugli impianti idraulici romani a Ponza.

Cala Feola

L'insenatura di Cala Feola comprende sia il complesso delle piscine naturali sia la cala del porto. Le piscine naturali sono da visitare a nuoto, esplorando tutte le piccole grotte che si aprono sul perimetro interno della grande vasca a cielo aperto. Si possono visitare anche via terra, scendendo per una stradina che parte dal lato della chiesa di Le Forna, scende e poi risale. In primavera, con la ginestra di Ponza (genista ephedroides) e le rose di mare (carpobrotus edulis) in fiore, contro l'azzurro brillante dell'acqua, la discesa e un'esperienza indimenticabile. A questo punto della nostra passeggiata siamo giunti alla meta del nostro percorso: volendo voltare indietro e ripercorrere la stessa strada oppure proseguire in avanti, la lunghezza del tragitto e esattamente identica.

I Faraglioni di Lucia Rosa

E' difficile fare una scelta nella miriade di cale, spiaggette e piccole grotte che si aprono fra i tre scogli piu grandi nel gruppo dei Faraglioni di Lucia Rosa; forse la cosa migliore e mettere il motore al minimo, o spegnerlo del tutto e muoversi a remi, scoprendo dietro ogni promontorio uno scorcio nuovo e una prospettiva inaspettata. La domanda che piu spesso si sente fare, accompagnando i visitatori in barca tra gl i scogli e: - Perché si chiamano " di Lucia Rosa" ? - E qui si racconta in vario modo la storia della fanciulla - chi dice dimenticata dal fidanzato partito per l'America; chi dice impedita dalla famiglia dal coronare il suo sogno d'amore con un giovane di una condizione inferiore - che al colmo del suo dolore si precipita dall'alto giu tra le rocce, in un luogo talmente inaccessibile che non e possibile recuperarne il corpo. E chi e il coraggioso che si cala con una fune a raccoglierla, se non proprio il fidanzato pentito - o l'innamorato rifiutato - che la prende tra le braccia da morta, quando cio non le era stato concesso in vita?
E' una storia triste, ed e un tratto comune delle isole d'Italia dare un nome di una donna suicida per amore (ma perché poi sempre le donne si uccidono per amore?) a una spiaggia o a uno scoglio: ogni isola ha la sua Lucia Rosa.

La Punta di Capo Bianco

Il bianco abbacinante che accoglie il visitatore prima di doppiare la punta che gli apre l'ingresso alla rada di Chiaia di Luna e, con poco sforzo di fantasia, Capo Bianco. La roccia vetrosa presenta al bordo superiore un merletto di guglie e pinnacoli continuamente modificato dal vento; alla base, a livello del mare, si aprono diverse grotte, alcune attraversabili con una piccola imbarcazione a remi, altre, piu piccole;visitabili solo a nuoto

Chiaia di Luna

Chiaia di Luna e una grande falesia naturale a forma di mezza luna alla cui base si estende la piu suggestiva e famosa spiaggia dell'isola. L'esposizione della spiaggia a ponente, opposta al porto, che e a levante, giustifica l'interesse che i Romani avevano avuto per questa rada, che permetteva alle imbarcazioni di trovare un riparo quando nel porto batteva vento di Levante. Per questo scavarono il tunnel di collegamento tra l'abitato e la spiaggia di Chiaia di Luna e, con ogni probabilita, costruirono un porto - chiamato Diva Luna - di cui non restano tracce. Sulla spiaggia di Chiaia di Luna il sole arriva relativamente tardi al mattino, ma vi rimane fino al tramonto, quando lo si vede scomparire dietro l'isola di Palmarola.
I ponzesi sono molto legati a questa spiaggia, ed e stato motivo di grande disappunto la sua chiusura, qualche anno fa, a causa del pericolo costituito dalle frane. Recentemente il problema e stato relativamente risolto con l'imbragatura della parete mediante una spessa rete metallica e l'accesso e nuovamente consentito, anche se con qualche limitazione.
Numerose sono le leggende legate alla presenza del tunnel: una delle piu note e quella della "voccola cu'i pullicine" (la chioccia con i pulcini): tutti i bambini di Ponza sanno che nella grotta c'e un tesoro, ma non ci si puo avvicinare perché la chioccia becca e rincorre gli intrusi. Che se un bambino riuscisse a prendere un pulcino e portarlo con sé fino all'uscita della grotta senza mai voltarsi indietro, il pulcino diverrebbe d'oro..Ma nella storia che si racconta questo non succede mai, perché durante la sua corsa verso l'uscita il bambino si sente chiamare dalle voci della mamma, della nonna, dei fratellini... si gira a guardare... e il pulcino e bello che scappato! Piccolo Orfeo ponzese!
Gli altri terrori dei bambini di Ponza sono "Maria a' lanterna", una vecchia che si annida nel grottone di S. Maria e tira i capelli a chi si avventura nel buio e " a' Cuntrora ", l'altra vecchia che mette nel sacco e porta via i bambini che invece di dormire, si trovano per strada di pomeriggio.

Punta Fieno e Oltre

Guardando la rada di Chiaia di Luna dal mare, mentre il lato di sinistra e delimitato dalla punta di Capo Bianco, a destra troviamo la Punta del Fieno. "Il Fieno" e la tradizionale zona di produzione del vino di Ponza. I terrazzamenti sono stati effettuati nel corso dei secoli su una lingua di terra, residuo di una grande frana a mare della parete di roccia. E' una zona esposta al sole dall'alba al tramonto: una benedizione per le stente viti che riescono a crescere sulle parracine, con tutti gli accorgimenti possibili per proteggerle dai venti salmastri. La Punta del Fieno puo anche essere meta di una indimenticabile escursione per via terra, partendo dalla stradina a fianco dell'albergo di Chiaia di Luna: si sale di mattina presto, per il costone di roccia che guarda la rada di Chiaia, fino al punto piu alto prima di cominciare a scendere, tra le tipiche piante della vegetazione mediterranea: mirto, cisto, lentisco, euforbia dendroide (u cecauocchie), timelea irsuta (spazzaforno) e diverse varieta di ginestra. La discesa avviene per un sentiero scosceso, tra i cespugli profumati e fioriti, da cui si accede anche alle catene coltivate a vite, accudite dai pochi contadini - amatori che non hanno ceduto alle lusinghe e ai guadagni del turismo. Cosi puo capitarvi di essere ospitati nelle loro cantine biancheggiate a calce per un bicchiere di vino o del mitico spumante del Fieno.

La Punta e il Faro della Guardia

E' la sporgenza piu meridionale dell'isola costituita da un maestoso sperone di roccia trachitica dall'aspetto particolare, in cui sembra di poter riconoscere le ondate della lava primordiale che si sono successivamente solidificate, come in un mare di pietra. L'eruzione che ha creato la Punta e stata datata intorno a un milione e duecentomila anni fa. Il faro, terzo in Italia per potenza di luce, ha una stradina di accesso che e di solito bloccata da un cancello di ferro ed il faro stesso non si puo visitare da quando il suo funzionamento e stato completamente automatizzato. Fino a pochi anni fa vi stazionava in permanenza un guardiano e varie storie fiorivano sulle attivita di questi uomini solitari, confinati in un luogo cosi isolato, in un'epoca precedente alla diffusione della televisione e del telefono. Una di queste racconta di un guardiano che ebbe l'idea di costruirsi una barca con i legni portati dal mare e raccolti sulla scogliera sottostante: grande lavoro e curiosita per i rumori che venivano a ogni ora del giorno e della notte dalla spianata del faro, dove era stato steso un grande telone; mistero anche sull'attivita del guardiano che non tornava "al Porto" neanche nei rari giorni di liberta e non voleva piu essere sostituito. Finché venne il giorno in cui tutto il paese fu invitato al varo e a dare una mano per trasportare la grande barca fino al mare. Fu allora che si scopri che essa non sarebbe mai passata attraverso il breve ma stretto tunnel sul sentiero che collega il faro al mare; cosi la barca resto li per anni e nessuno che non conoscesse la storia sarebbe mai riuscito a capire come c'era arrivata. A circa venti miglia fuori dal Faro della Guardia, in direzione sud, c'e una profondita di ben quattromila metri: e la cosiddetta fossa di Ponza, in cui si immerse il francese . Picard con il suo batiscafo Trieste. Correva l'anno 1957. Ancora si racconta a Ponza dell'incontro, avvenuto dopo la storica impresa, di Picard con il parroco di Ponza, mons. Dies e della profonda impressione che lo studioso ne trasse.
Doppiata la punta della Guardia ci si trova davanti ad un'enorme accumulo di rocce e detriti, staccatasi dal monte sovrastante (Monte Guardia, per l'appunto) in epoca geologica e precipitata a mare.

E' la cosiddetta Scarrupata.. .

A circa 10 metri dal livello del mare corre la stradina di collegamento con il Faro della Guardia, che taglia orizzontalmente il paesaggio, per chi guarda dal mare. Ancora piu in alto, rispetto alla strada, si puo osservare una zona di roccia bruno - rossiccia: si tratta dello strato di roccia cotto dalla colata trachitica sovrastante. E' interessante l'uso che i pescatori di Ponza facevano di questa roccia rossastra: essa veniva bollita a lungo ed il liquido era utilizzato per tingere le reti. Per tutti i ponzesi, la zona a uno - due miglia verso fuori, tra la Scarrupata e il Faro della Guardia e il luogo classico della pesca "a totani". Questi sono una specie di grossi calamari, tra i 500 grammi e i due Kg, che si pescano nelle notti d'estate, preferibilmente senza luna , con una particolare "porpara" fatta da un cilindro di piombo contornato da una rosa di punte ad una delle estremita. La sensazione di peso improvviso all'estremita della lenza quando il totano ha incocciato, la concitazione che si crea sulla barca mentre il fortunato tira su la preda, lo spruzzo che segue l'arrivo a bordo dell'animale e il colore porpora e argento del totano appena pescato, sono tutte emozioni che il ponzese ama ricordare e raccontare.

Il Bagno Vecchio e i Faraglioni del Calzone muto

All'altra estremita della Scarrupata, continuando il giro dell'isola in senso antiorario, si trova una spiaggia di grandi massi, racchiusa e protetta dal mare da una punta di roccia grigia, ricurva, denominata "Tortano", mentre la zona e conosciuta come Bagno vecchio, perché gia sede di una colonia ( o bagno ) penale. Sulla punta si possono ancora vedere i resti metallici e rugginosi di una vecchia teleferica utilizzata in passato per
trasferire i blocchi, intagliati nella roccia morbida che sovrasta la spiaggia, dalla parete fino al mare. A questa attivita erano adibiti, in regime di lavoro forzato, i detenuti del regime borbonico ai primi dell'ottocento; con il materiale scavato da queste rocce furono costruite a quel tempo il porto la chiesa e gli edifici pubblici All'estremita opposta della spiaggia, saltando di sasso in sasso, si puo accedere ad una vasta caverna utilizzata in passato come deposito di imbarcazioni: attraversata la grotta, il panorama si apre nuovamente sulla Scarrupata, da una inconsueta angolazione, tra terra e mare.
I Faraglioni del Calzone muto sono un gruppo di due grandi scogli e altri piu piccoli, di natura basaltica , fuori dal Bagno Vecchio; tra i faraglioni e l'isola c'e un passaggio agibile dalle piccole imbarcazioni. Sulla roccia del "Tortano", proprio in corrispondenza del passaggio, si puo osservare una piccola inclusione lavica a forma di calzone, da cui secondo alcuni deriverebbe la denominazione dei Faraglioni.

La Parata e i Faraglioni della Madonna

Lasciandoci alle spalle i Faraglioni del Calzone muto, la vista si apre sull'ampia insenatura della "Parata", delimitata in avanti dagli scogli dei Faraglioni della Madonna. Dal mare si puo apprezzare la limpidezza delle acque attraverso cui traspare il fondo sabbioso, mentre sul bordo della costa scoscesa si segue la stradina "di sopra gli Scotti" che porta alla Scarrupata e al Faro della Guardia, tra alcune costruzioni tradizionali ed altre piu recenti, aggrappate alla roccia. Doppiata la punta del piu esterno dei Faraglioni, siamo di nuovo sul versante del Porto, in vista del Cimitero, che avevamo gia identificato durante la visita
alla Grotte di Pilato. . C'é una leggenda legata alla scaletta arrugginita che era una volta appoggiata alla roccia da questa parte del Cimitero.che scende verso il mare: nelle notti di tempesta, i morti in mare, i cui corpi non sono stati mai ripescati, potevano trovare una pace momentanea nel loro cimitero.
A livello del mare, sulla destra, con le spalle alle "finestre" delle Grotte di Pilato, e possibile identificare il "grottino di Ulisse", un piccolo passaggio sottomarino che fa comunicare il versante della "Madonna"
con "la Parata"; non e difficile da attraversare: basta immergersi per un tratto di 20 30 cm, di poco sotto il pelo dell'acqua e ci si trovai in una piccola grotta circondati da una luminosita azzurrina, tipica della luce filtrata dall'acqua. Poche bracciate e si esce dalla grotta verso "la Parata". Il porto di Ponza e a poche centinaia di metri e il nostro giro dell'isola di Ponza e terminato.

ZANNONE E PALMAROLA

All'escursione a ciascuna delle due isole minori va dedicata un'intera giornata: esse hanno un carattere totalmente diverso: rigogliosa e silvestre Zannone, sara apprezzata soprattutto dai cultori delle arrampicate tra i boschi e dagli appassionati della flora mediterranea. Marinara e assolata Palmarola, trova la sua dimensione piu felice nell'esplorazione, con una piccola imbarcazione, delle innumerevoli rade, grotte e calette disseminate lungo la costa dell'isola.

Zannone

Fino ai primi del Settecento Zannone e Ponza erano entrambe ricoperte da folti boschi; successivamente l'isola maggiore fu completamente spogliata degli alberi che servirono come materiale da costruzione, nell'isola e sul continente, mentre Zannone fu preservata, per espresso volere di un nipote di Ferdinando di Borbone, che strenuamente si oppose al disboscamento. Come risultato di complesse vicende storiche, Zannone e di proprieta del Comune di Ponza, cui bisogna chiedere l'autorizzazione per la visita. Attualmente l'isola fa parte del Parco Nazionale del Circeo, che ha sul posto un guardiano e un numero variabile di guardie forestali, osservatori e studiosi, a seconda delle stagioni. L'origine del nome, in mancanza di riferimenti piu precisi, sembra rifarsi ad una leggenda: pare che anticamente l'isola fosse infestata dai serpenti; l'arrivo (o l'esilio) di un giovane suonatore di flauto di nome Sennone porto ad un "incantamento" dei rettili che, seguendo la musica, furono precipitati in mare dall'alto di una roccia. Vera o falsa che sia questa storia, e un fatto condiviso da tutti i ponzesi che a Zannone non ci sono serpenti.
E' a circa 6 miglia da Ponza ; si naviga a vista, puntandola direttamente dal Porto di Ponza. Nel braccio di mare interposto tra le due isole si incontrano tre raggruppamenti di scogli: sono "i scuglietelle 'i Zannone". Vedere la schiuma intorno alle scoglietelle, da Ponza, anche quando il mare sembra calmo nella rada del porto, da un'indicazione di come e il mare "di fuori". L'unico approdo sicuro di Zannone e la "Cala del Varo", una piccola insenatura a meta circa della faccia dell'isola che guarda il porto di Ponza: c'e una minuscola banchina che permette l'attracco di piccole imbarcazioni, un breve pendio di alaggio e un sottopassaggio che continua la cresta di roccia prospiciente il mare; poco piu avanti comincia una salita a gradoni che porta alla Villa del Convento. Sempre nella cala del Varo, sulla destra del punto di approdo, c'e una peschiera romana , comunicante con il mare. La salita verso la villa e suggestiva in ogni stagione. Le essenze della flora mediterranea vi sono rappresentate tutte: fiorite in primavera, quando i profumi prevalenti sono quelli della viola marina (matthiola incanus) e della ginestra di Ponza (genista ephedroides o "vastacciett"); meno appariscenti in estate, ma pronte a diffondere la loro fragranza se appena si sfiorano con la mano: sono i profumi del mirto, del lentisco e della lavandula. La casa - villa, attualmente sede di un piccolo museo e gestita dall'Ente Parco, e stata edificata in fasi successive a partire dal 1904, quando il Comune di Ponza acquisi il possesso formale dell'isola. E' situata sulle rovine di un precedente insediamento monastico, tuttora visibili ed e stata successivamente rimaneggiata, nel periodo in cui l'intera isola veniva concessa in affitto a societa di facoltosi industriali o anche a privati, fino alla destinazione attuale. In alternativa alla salita verso la villa, si puo visitare Zannone dal Faro, seguendo l'antico sentiero tracciato dai monaci cistercensi, che si dipana tra gli alti fusti di un bosco di lecci, esperienza in verita inconsueta per una vacanza al mare.

In cima al bosco troviamo il monte Pellegrino, che con i suoi 194 m. e il piu alto dell'isola e permette una vista a 360° sull'intero arcipelago. Il nome e dovuto al falco pellegrino che nidifica sugli speroni di roccia del monte. Durante l'escursione per via terra, su Zannone, soprattutto nelle ore mattutine, puo accadere di avere una visione fuggente su un branco di mufloni, che importati in passato dalla Sardegna con finalita venatorie, vi si sono poi stabilizzati ed ora sono protetti nell'ambito del Parco.
Dal Faro il ritorno a Ponza si effettua completando il periplo sempre in senso orario, visitando l'ampia spiaggia ghiaiosa sul versante che guarda il Circeo e i vari scogli cui la fantasia popolare ha attribuito nomi suggestivi, come "lo scoglio del monaco", con tanto di cappuccio, sulla costa est, prima di completare il giro dell'isola e iniziare il viaggio di ritorno.

Palmarola

Numerose le versioni sull'origine del nome: la piu accreditata lo fa derivare dalla presenza sull'isola della palma nana o palma di S. Pietro (Chamaerops humilis). E' ufficialmente disabitata, anche se, nel corso dei secoli e stata sede di ritiro monastico; isola di deportazione ed espiazione (vi fu relegato anche un papa, poi divenuto patrono dell'isola , il famoso S. Silverio ,la cui ricorrenza cade il 20 giugno); rifugio di amatori e buontemponi che condividono la passione per la natura e la solitudine. C'e da dire che la Palmarola dei ponzesi e molto diversa da quella turistica; nei mesi estivi soprattutto, la natura dell'isola cambia completamente, con un breve momento di tranquillita tra l'alba e l'arrivo delle prime barche da Ponza; poi tutto quello che si puo immaginare, fino a che ritorna la pace, in prossimita del tramonto, quando e nuovamente possibile sedere sulla spiaggia ad ascoltare l'acciottolio delle onde: e un suono diverso dagli altri, perché al rumore del mare si somma quello dei sassi, portati avanti e indietro dalla risacca; e i sassi sono anch'essi particolari, lisci e lucidi, con disegni e colori inusuali; da non portare via per ricordo, perché a casa diventano grigi e polverosi, tristi, perché hanno dimenticato il rumore del mare.
La classica puntata a Palmarola, per ogni ponzese, parte dal Faro della Guardia o meglio ancora dalla punta del Fieno, da dove l'isola e "dritta per dritta"; anche qui si naviga a vista, dirigendosi verso la sua estremita di sinistra. Il promontorio di pomice bianca, che si incontra sulla destra, arrivando a Palmarola e Punta Vardella; nella roccia sovrastante, si possono vedere alcune grotte.
La punta protegge una piccola rada, Cala Brigantina che col suo fondale abbastanza profondo offre riparo a barche di discreto pescaggio. Ma conviene non proseguire lungo la linea di costa dell'isola, quanto piuttosto puntare al passaggio tra i Faraglioni di Mezzogiorno; i due spunzoni di roccia che vi si riconoscono sono quanto rimane di un arco di roccia crollato nel 1966, durante una tempesta.

Tenendo sulla destra, si imbocca l'ingresso al Faraglione, agibile anche da barche di medio pescaggio; il posto e molto bello e molti ci tornano nel corso della giornata perché la particolare esposizione e l'altezza delle pareti offrono in ogni momento la possibilita di trovarvi un riparo dal sole. Usciti dal passaggio tra le rocce si inizia il giro dell'isola vero e proprio, con un susseguirsi di cale, rocce a picco e spiagge ghiaiose, fino a doppiare lo scoglio con la cappella di S. Silverio sulla sommita, luogo in cui, presumibilmente venne confinato Papa Silverio.

La spiaggia di Palmarola e sicuramente il punto focale dell'isola; essa offre una possibilita di approdo a condizione che non ci sia mare da ponente, perché la sua esposizione su questo versante e identica a quella di Chiaia di Luna; tutti i suoi frequentatori abituali possono raccontare di qualche fortunoso sbarco (o reimbarco) in condizioni di cattivo tempo, quando l'isola appare inavvicinabile o al contrario, non e piu possibile lasciarla. Per l'arrivo delle imbarcazioni da Ponza e per la presenza di due ristoranti, la spiaggia e anche piazza, centro di scambi e vetrina dell'isola. La parete di roccia alle spalle della spiaggia e forata da un discreto numero di grotte, tutte di proprieta, unite tra loro da una ragnatela di passaggi e scalini; la vista della rada dall'alto sicuramente ripaga della fatica della salita. Il pinnacolo di roccia bianca a piu punte -"Le Forcine"- , che si vede dietro questa parete, ha la sua base in mare, dalla parte che guarda Ponza. L'estremita di sinistra della spiaggia, guardando dal mare, presenta un vortice di rocce di colorito nerastro; e questa la sede di provenienza dell'"ossidiana" o vetro vulcanico, il materiale nero, durissimo ma facile da scheggiare, di cui erano fatte le punte di lance e frecce nel periodo neolitico. Punte di ossidiana sono state trovate, oltre che in numerosi insediamenti della stessa epoca a Ponza e Ventotene, anche nelle zone continentali prospicienti, dimostrando un attivo traffico di questo minerale in tempi preistorici.

Sempre a partenza dalla spiaggia, un itinerario molto suggestivo e la salita alla cappelletta costruita in onore di S. Silverio in cima allo scoglio omonimo: dopo una breve rampa a scalini in muratura, la salita si fa piu erta e il sentiero piu dissestato, ma e un'esperienza totale e tonificante, per tutti i sensi corporei. Inutile parlarne: provare per credere!

Di fronte e un po' al largo, rispetto alla rada della spiaggia, sono situati due scogli piu grandi, "Le Galere" ed altri due bassi a spianati, "I Piatti". Continuando verso destra, dopo un'altra serie di spiaggette e rientranze lo sguardo si apre su una parete rocciosa molto particolare, con degli speroni a mare traforati da spacchi verticali ("i 'ssenghe) e piccole grotte; piu avanti la roccia assume un aspetto decisamente colonnare. E' la cosiddetta "Cattedrale", una roccia basaltica fatta di elementi a sezione esagonale che precipitano a mare da un'altezza di circa 60 metri . Un aspetto caratteristico e la vegetazione, nella zona a monte delle colonne di roccia: con un po' di attenzione e possibile notare che le piante "di frontiera", adattate ai venti e alla salsedine (in questo caso, soprattutto piccole graminacee ed elicriso), si sono impiantate con disposizione regolare, quasi geometrica negli interstizi tra le rocce. Si abbandona la "Cattedrale" attraverso uno stretto passaggio che ci riporta nuovamente sul versante con vista su Ponza . Anche qui la roccia ha un aspetto particolare: in questa zona, ma anche altrove, sono evidenti delle piccole grotte, come delle bolle nella lava primordiale, di cui il vento ha eroso la parete piu sottile, conservandone la concavita nella parte meno esposta .

Lasciandosi Palmarola alle spalle, sulla via del ritorno a Ponza in direzione del Faro della Guardia, nessuno si accorge di aver contratto una malattia inguaribile, con una incubazione variabile, ma che sicuramente dara segni di sé, prima o poi. Il fatto e che Palmarola "rimane dentro" come pochi altri posti al mondo. E' difficile stabilire la natura dell'infezione, perché ognuno ci mette del suo (la reazione dell'ospite!): sara la natura selvaggia e inospitale dell'isola, la relativa esiguita degli insediamenti umani, la difficolta di sopravviverci per un periodo appena un po' piu lungo se non si e fortemente motivati; saranno le grida dei gabbiani a primavera o le cascate di 'rose marine' che scendono dai dirupi; sara la sensazione di liberta e di isolamento dal mondo, che di fatto e appena dietro l'angolo. Sara per ciascuno una cosa diversa, ma molti ci torneranno, di persona o con i pensieri, perché quest'isola perde ben presto le connotazioni fisiche di entita geografica e diventa luogo della memoria.


Stampa la guida Stampa le rotte Oppure scaricala in formato Pdf [Acrobat Reader, e WinRar required] Get Scarica gratuitamente Acrobat Reader Scarica WinRar